Non solo coronavirus, parliamo di inquinamento e di sbarchi

Due osservazioni su argomenti oggi non di stretta attualità: non parlerò di virus o di crisi economica, bensì di inquinamento e immigrazione irregolare.

Fra le poche notizie che non riguardano il coronavirus mi ha colpito sentire che l’inquinamento atmosferico, nonostante il blocco quasi totale della circolazione automobilistica, non è affatto calato, anzi in val Padana è aumentato.

Le cause non sono nuove e sono ben conosciute, ma se ne parla poco, attribuendo la colpa dell’inquinamento perlopiù ai mezzi di locomozione.

La prima causa è la scarsa circolazione ventosa e la scarsità di pioggia; la pioggia e, soprattutto, il vento, disperdono ed eliminano le sostanze inquinanti. Ecco perché nelle città di mare o a Roma, dove il vento è più frequente, c’è meno inquinamento.

L’altra causa è l’aumento dei consumi legati al riscaldamento degli appartamenti: la primavera freddina e il fatto che siamo chiusi in casa spingono le famiglie a riscaldare di più e per più tempo le case.

Sul vento c’è poco da fare, sul riscaldamento magari un po’ di più.

Chiedo troppo pensando che, passata l’emergenza attuale, le autorità locali rivedano in senso realistico le disposizioni in materia di lotta all’inquinamento? Giusto limitare i danni che procurano le automobili e i mezzi di locomozione, più giusto intervenire dove realmente si genera il danno.

Parliamo di sbarchi di immigrati irregolari o clandestini che dir si voglia.

Pare che non ce ne siano più o che siano pochissimi. E che fine hanno fatto le tanto famose ONG?

Cosa è successo? I migranti hanno paura di venire in Italia e di essere contagiati? Non scherziamo, anche perché quei pochi che sono arrivati all’inizio dell’emergenza sono stati messi in quarantena per la loro e altrui sicurezza, come tutte le persone arrivate dall’estero.

E’ evidente che con accordi o con pattugliamenti si sono impedite o limitate le partenze dall’Africa. In un telegiornale di qualche giorno fa mi è sembrato di sentire il ministro Di Maio parlare di “blocco degli sbarchi”.

Ma se è stato fatto vuol dire che si poteva fare e che si potrà fare in futuro.

Chiedo troppo pensando che il governo italiano, forte di questa esperienza, possa rivedere la disastrosa politica migratoria e organizzarla in modo da non lasciarla tutta nelle mani dei trafficanti di esseri umani?

Lo strano gesto dell’elemosiniere del Papa

Avevo preparato un intervento più approfondito sulla storia dell’elemosiniere del Papa che riallaccia l’energia elettrica in uno stabile occupato abusivamente da 450 persone che non pagano da anni affitto e utenze. Il gesto, nobile in apparenza, si presta a molte osservazioni critiche, che riassumo brevemente.

  1. Se proprio voleva ridare la luce allo stabile poteva semplicemente offrirsi di pagare le bollette, almeno quelle future; così è troppo facile. Visto che siamo a Roma ricordiamone l’antica saggezza: “è facile fare i froci col c… degli altri”, io rompo i sigilli ma il conto lo pagano i cittadini romani o gli italiani tutti.
  2. Se proprio voleva fare un gesto dimostrativo, poteva scegliere uno stabile occupato da extracomunitari clandestini, nomadi, povera gente varia, ma non uno gestito da un’associazione nota per le sue azioni violente e non certamente vicina alla dottrina cristiana.
  3. Se proprio voleva richiamare il popolo cristiano alla carità, poteva fare come i molti santi che l’hanno fatta; san Giovanni Bosco, Madre Teresa di Calcutta o san Vincenzo de’ Paoli non violavano la legge, ma si rivolgevano al grande soccorso di tutti i cristiani: la Provvidenza, che nella forme più fantasiose sarebbe intervenuta.

Avevo preparato questo e altro, ma poi ho guardato il TG1 di martedì 14 maggio e ho visto la cosa da un altro punto di vista, molto più drammatico per chi come me ama la Chiesa e la considera sua Madre.

Al telegiornale, dicevo, hanno riportato gli interventi del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin in difesa del gesto del cardinale Konrad Krajewski e dei frati di Assisi che pare abbiano detto “arrestateci tutti” per condividere la scelta dell’elemosiniere.

Dal mondo laico nulla, tutto tace, né Salvini né Zingaretti, né Berlusconi, nessuno. Un gesto eclatante, ma archiviato nell’indifferenza e nell’imbarazzo.

Ecco cosa mi angoscia: così facendo, alzando il livello dello scontro (con chi poi?), la Chiesa rischia di diventare IRRILEVANTE.

Fa delle cose, dei gesti, delle scelte che si perdono nella massa dei gesti simili fatti da altri.

Un’ultima cosa: scandalo e riprovazione per lo striscione di Forza Nuova di domenica mattina in via della Conciliazione. Riprovazione anche da parte mia, guai a chi tocca il Papa.

Ma una domanda: se la Chiesa si mette allo stesso livello dei centri sociali e fa azioni dimostrative di questo tipo, ci possiamo lamentare se un altro centro sociale, o come lo si voglia chiamare, si dichiara contrario? Se ci si abbassa allo stesso livello è normale che ci critichino.

lo striscione esposto da Forza Nuova

lo striscione esposto da Forza Nuova

La Repubblica post presidenziale

Ora che il 65° governo della Repubblica sta per essere varato, mi permetto una piccola riflessione sull’andamento delle trattative.

All’inizio tutto si è svolto come al solito: le delegazioni salgono al Quirinale, il Presidente sente tutti, li riconvoca, affida due mandati esplorativi ai Presidenti di Camera e Senato e via così.

A un certo punto l’accelerazione e la sorpresa: i Dioscuri della “Terza” Repubblica prendono la situazione direttamente in mano. Di Maio e Salvini decidono che si può fare, avvisano il Presidente, si incontrano, si rincontrano (tra l’altro al Pirellone di Milano, come a dire che si vedono dove fa loro più comodo), decidono tutto e poi chiamano il Quirinale per dire che sono pronti.

Nel frattempo il Presidente della Repubblica, in giro per l’Italia tra un raduno degli Alpini e una commemorazione di Einaudi, ribadisce con determinazione e pacatezza che lui non è un notaio. E naturalmente tutti gli organi di informazione a dire che è proprio così.

Siamo entrati nella Terza Repubblica? Non lo so, ma probabilmente siamo entrati nella Repubblica Postpresidenziale, quella in cui il Presidente non decide praticamente nulla, ma semplicemente prende atto di quello che i partiti vincitori delle elezioni hanno deciso.

E’ una delle tante cose di cui dobbiamo ringraziare Matteo Renzi, il quale, dopo Presidenti variamente interventisti ha imposto Sergio Mattarella.

I tre protagonosti

I tre protagonisti

Cattolici sale del mondo?

“Siete voi il sale del mondo. Ma se il sale perde il suo sapore, come si potrà ridarglielo? Ormai non serve più a nulla; non resta che buttarlo via, e la gente lo calpesta.” (Matteo 5,13)

Questo celeberrimo passo del Vangelo ci aiuta a riflettere sulla situazione del cattolicesimo oggi Italia, almeno sulla sua parte visibile, quella pubblica, in senso lato “politica”; la parte nascosta, quella della fede e delle opere dei cristiani italiani, spesso è molto viva e fa sempre ben sperare.

Dunque la politica. Un interessante articolo del sito “la nuova bussola quotidiana” a firma Stefano Fontana arriva a parlare di fine della presenza politica dei cattolici in Italia. Esagerato? Mica tanto. Se pensiamo che in pochi lustri siamo passati dalla forte presenza, con tutti i suoi limiti, di un partito che si chiamava Democrazia Cristiana e vinceva tutte le elezioni a una situazione in cui non solo i cattolici sono sparsi in tutti i partiti, tranne forse, almeno in maniera evidente, nei Cinque Stelle, ma soprattutto sono diventati irrilevanti in ciascuno di essi.

Osserva tristemente l’autore: “oggi nessun cattolico direbbe che non si può votare per Emma Bonino. Essere cattolico ed essere radicale non è più considerato una contraddizione.”

Ma ciò che è peggio è che una persona come Emma Bonino, rispettabile come chiunque altro, “gira normalmente le parrocchie parlando di ius soli e mostrando come l’unico modo per vincere la denatalità non è abrogare la 194, ma regolarizzare tutti gli immigrati clandestini in un solo colpo. Del resto non era ella stata lodata dalle alte gerarchie ecclesiastiche assieme a Marco Pannella?”

Parla nelle chiese, come se non fosse la sostenitrice e ispiratrice della legge sull’aborto e dell’eutanasia.

Naturalmente Emma Bonino può parlare quanto vuole e andarla ad ascoltare può essere interessante, poiché si tratta di persona competente e intelligente, ma non nelle chiese, non in ambienti cattolici. Non penso che, tanto per fare un esempio, a una riunione di Rifondazione comunista inviterebbero a parlare uno che si dichiara espressamente fascista. E farebbero bene: ognuno deve stare al suo posto e andare dove è gradito.

Emma Bonino è solo un esempio, e nemmeno il peggiore, considerata la qualità della persona.

Il peggio deve ancora venire, o meglio sta arrivando.

Ho trovato nell’articolo, cui comunque rimando e il cui autore ringrazio, un passaggio che mi ha fatto sentire meno solo e per il quale mi sono permesso la citazione evangelica iniziale.

Sentite un po’: “le priorità dell’agenda dell’impegno cattolico sono state sovvertite. Alla vita, alla famiglia, alla libertà di educazione sono state anteposte altre priorità: l’accoglienza degli immigrati, la tutela dell’ambiente, il lavoro. Pur non trattandosi di temi a carattere assoluto, essi come tali vengono presentati e il povero cattolico che ancora cerca di vedere se nel programma del tale partito si parla di aborto, vale a dire di uccisioni di esseri umani innocenti, pensa di non essere pastoralmente aggiornato.”

Il sale è diventato scipito. Immigrazione, ambiente, lavoro e altro sono temi importantissimi sui quali, questi sì, si può e si deve trovare collaborazione e accordo con chi cattolico non è ma tiene al bene comune.

Ma la Chiesa, i cattolici si distinguono dagli altri perché credono in Cristo e cercano di seguirlo in parole e opere.

Se facciamo e diciamo tutto e solo quello che fanno e dicono gli altri a cosa serviamo? Se la mia vocazione è solamente quella di aiutare chi soffre perché dovrei militare in un’associazione missionaria e non in Emergency, ad esempio, che fa benissimo in tutto il mondo?

Dico sempre, per ridere amaramente, che mi piace andare a messa nella bergamasca perché lì i preti citano ancora un certo Gesù…

Fateci caso: in quante prediche domenicali un generico umanitarismo ha preso il posto della fede, dei precetti della Chiesa, del Vangelo?

Non vorrei esagerare, ma la crisi delle vocazioni può essere figlia di questa mentalità. A che scopo sacrificare tutta la mia vita se posso fare del bene anche un po’ per volta in qualche meritoria associazione laica?

Pensiamoci finché abbiamo ancora un pizzico di sale e di consapevolezza.

 

 

la saliera di Benvenuto Cellini

la saliera di Benvenuto Cellini

saliera comune

 

Elezioni siciliane: qualche numero per guardare al futuro.

Il 5 novembre si sono svolte le elezioni per il presidente e i componenti l’assemblea regionale siciliana.

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I risultati sono noti; vorrei solamente tentare una piccola analisi, soprattutto basata sui numeri, che in politica, come nella vita in generale, sono tanto importanti.

  1. Il centrodestra vince, o compete, se si presenta unito con candidati/o credibili. E’ un’ovvietà, ma ripeterla non fa mai male.
  2. La sinistra-sinistra o sinistra radicale appare poco o nulla rilevante. In Sicilia prende il 5,20% e il suo candidato Claudio Fava, un personaggio di livello nazionale da decenni, solamente lo 0,90% in più; ma su questo ritorneremo. Non dimentichiamo che per settimane ci sono state propinate previsioni secondo cui Fava era in competizione con Micari (centrosinistra) per il terzo posto…
  3. Veniamo finalmente ai numeri:
  4. Nello Musumeci vincitore per il centrodestra prende il 39,80% dei voti validi, ma la somma delle liste che lo appoggia prende il 42,10%. Il 2,30% degli elettori del centrodestra ha votato la lista prescelta, ma non Musumeci.
  5. Giancarlo Cancelleri candidato per il Movimento 5 Stelle prende il 34,70% ma la sua (unica) lista prende il 26,70%. L’8% dei votanti per Cancelleri non sono elettori 5 Stelle.
  6. Fabrizio Micari candidato del centrosinistra raggiunge il 18,70% dei voti, ma la somma delle sue liste fa 25,40%. Il 6,70% degli elettori del centrosinistra non vota per il suo candidato.
  7. Infine Claudio Fava star della sinistra radicale prende il 6,10% ma la sua (unica) lista Cento passi per la Sicilia arriva solamente al 5,20%. Lo 0,90% degli elettori ha votato per Fava, ma non per la sua lista.

I conti tornano, fidatevi. Ma cosa vuol dire tutto questo?

Per il centrodestra vuol dire che il candidato va scelto proprio bene, se un uomo rispettato da tutti, alleati e avversari, perde comunque nel voto personale un 5% circa dei voti di lista. Era un po’ troppo di destra per i gusti di alcuni, ma sarebbe probabilmente stato lo stesso con un candidato considerato un po’ troppo moderato. Berlusconi, Salvini, Meloni devono lavorare bene per convincere tutto il potenziale elettorato che sperano di raggiungere.

Per il centrosinistra vuol dire una cosa molto semplice: quando il suo elettorato sa che non ci sono speranze di vittoria, piuttosto di far vincere Berlusconi & soci vota 5 Stelle.

Lì sono andati voti mancanti a Micari, oltre che qualcuno a Fava.

In conclusione, nonostante i quotidiani litigi e l’odio reciproco, centrosinistra e 5 Stelle sono oggettivamente alleati o alleabili, e all’abbraccio non sfuggirà certamente la sinistra radicale.

Ho sentito amici milanesi di quella parte politica dire che in Sicilia avrebbero fatto proprio così: voto a Cento passi e disgiunto a Cancelleri, pur di non far vincere Musumeci.

Forse per un’alleanza più sicura manca solo lo scalpo (metaforico per carità) di un giovane fiorentino?

 

Trump permette ai cattolici di essere antiabortisti (mentre Obama glielo proibiva)

Grande vittoria prolife, ma soprattutto di libertà, in America.

Negli Stati Uniti lo Stato non costringerà più i cittadini a rinnegare la fede e a calpestare la coscienza come aveva imposto il presidente Barack Obama. Venerdì 6 ottobre l’Amministrazione retta dal presidente Donald J. Trump ha emesso un’ordinanza che mette fine all’obbligo di passare preparati contraccettivi e abortivi nel pacchetto delle polizze assicurative accese per i propri impiegati da ordini religiosi, istituzioni quali università e ospedali rette da loro o da enti d’ispirazione religiosa, oppure da organizzazioni che sollevino eccezioni morali.

L’obbligo era stato imposto per legge federale dal “Patient Protection and Affordable Care Act”ovvero la riforma della Sanità firmata da Obama il 23 marzo 2010 e soprannominata “Obamacare”, in dispregio della Costituzione federale che, con il Primo Emendamento, base di tutte le libertà civili e politiche dei cittadini statunitensi, garantisce la libertà di credere ma soprattutto il rilievo pubblico della fede.

I vescovi cattolici americani hanno definito l’intervento di Trump «un ritorno al senso comune» che «corregge un errore anomalo dei legislatori federali che non avrebbe mai dovuto verificarsi e che non si dovrà mai ripetere».

Speriamo che anche oltreoceano e oltretevere abbiano sentito questo giudizio.

Quando, sette anni e mezzo fa, Obama finse di garantire l’assistenza sanitaria “a tutti” e impose l’immoralità per legge fu subito sommerso da un uragano di denunce e di processi, i più noti dei quali sono quelli intentati dalle Piccole Sorelle dei Poveri (un ordine di suore fondato nel 1839 per la cura degli anziani in Bretagna da santa Maria della Croce) cui la Corte Suprema federale diede ragione nel 2014.

In maggio Trump invitò le Piccole Sorelle dei Poveri sul podio presidenziale (è questa la foto che pubblichiamo) a un incontro a cui ha partecipato pure Alveda King, nipote, ovviamente protestante, di Martin Luther King, impegnatissima a difendere la vita nascente, Trump dalle false accuse di razzismo e la verità dal movimentismo nero ideologizzato.donald-trump-e-le-suore

La lezione francese

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E’ inutile che ci risentiamo. Nonostante la cosa ci dia fastidio la Francia ha sempre qualcosa da insegnare a noi e al mondo intero.

Questa volta osserviamo ammirati e anche un po’ preoccupati l’esito delle elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria Emmanuel Macron.

Dunque un giovane uomo di 39 anni, esperto economista, già ministro, sicuramente uomo di valore, (così dicono).

La perfetta incarnazione, proprio in Francia, della celebre affermazione del generale De Gaulle: “il potere non si conquista, si raccoglie”.

E Macron l’ha raccolto, come De Gaulle.

Sì, ma il Generale era uomo di vasta esperienza, già capo della Resistenza al Nazismo, uomo sperimentato in mille battaglie.

Macron, che si è smarcato dai socialisti fondando un suo movimento da circa un anno, non ha certamente un passato simile.

E’ un uomo di cui perfino papa Francesco ha dichiarato che non sa da dove venga.

Tuttavia, augurandogli ogni bene per la Francia, l’Europa e il mondo, passiamo alla riflessione e alla lezione francese.

Eccola: i Partiti sono morti. Che novità!

Vero, ma la novità in Francia è più forte che in America, dove i partiti sono sempre stati essenzialmente comitati elettorali, o che in Italia, dove si sono allegramente suicidati sull’altare dell’anticorruzione.

In Francia bene o male avevamo ancora tre partiti funzionanti. Vediamone la fine.

Socialisti: si sono suicidati insieme ad un Presidente incapace che più incapace non si può.

Repubblicani: si sono suicidati insieme a un candidato apparentemente forte e identitario, in realtà pieno di scheletri nell’armadio.

Fronte Popolare: l’unico che ha retto l’urto dell’antipolitica. Ma ancora una volta, a causa della sua incapacità di stringere alleanze con altri partiti, condannato all’eterna sconfitta in un sistema, come quello francese, costruito per escludere le estreme.

E allora? In questa Europa allo sbando, davanti all’avanzata dei populismi (ma che mai vorrà dire questa parola?), davanti a un’immigrazione sempre meno conoscibile e sempre più ingiustificata, con un’economia che, almeno in Italia, non riprende e non restituisce posti di lavoro, è proprio vero che la politica, quella nobile e organizzata non ha più niente da dire?

Lancio un appello a me e ai miei dodici lettori e mezzo: impegniamoci per una vera ripresa della politica e per la ricostituzione di veri Partiti, che sappiano interpretare e accompagnare i desideri e le esigenze delle persone.

Compar Alfio detta la linea

sentite cosa dice (L’Espresso di questa settimana) Alfio Marchini, erede di una importante famiglia di costruttori romani, già candidato sindaco di Roma l’ultima volta e candidato in pectore alle prossime, speriamo imminenti elezioni comunali per sostituire l’improbabile sindaco Ignazio Marino. Magari è tutto un bluff, ma una piccola speranza si può alimentare o no? Non dico che sarà il prossimo leader nazionale del centrodestra, idest del buonsenso, ma fa sempre piacere sentire queste cosealfio marchini

“Siamo di fronte a una guerra di civiltà, più o meno dichiarata. Le conquiste e i valori dell’Occidente sono sotto attacco e la risposta laica è priva di vigore interiore e goffamente muscolare. Il progresso seguito alla rivoluzione francese ha riempito le pance e svuotato i cuori. Siamo diventati una civiltà molle e destinati a soccombere.  Dobbiamo reagire mettendo al centro la persona e nutrire lo spirito, non solo la pancia. E’ nella natura dell’uomo tendere verso l’alto, parlare di bene e di male non può essere una prerogativa delle religioni. Quale è il nostro modello di felicità? Le statistiche ci dicono che siamo al massimo di longevità, sicurezza e benessere ma anche al massimo nell’uso di psicofarmaci. Questo è il vuoto della politica che è colmato da un eccesso di religione che inevitabilmente degenera nell’integralismo. Ultima questione: il popolo e il capitalismo hanno divorziato dalla democrazia…

Sono cattolico, praticante, ma in una società laica anche la politica deve riequilibrare la differenza tra la libertà di fare il bene e la libertà di fare il male. Tolleriamo di più la seconda della prima. Lasciare un minore libero di poter vedere qualsiasi video è un abuso della libertà del male sia pur nel rispetto della legge.”

O Partigiano, portali via!

Caro Partigiano, tu che non hai avuto paura di rischiare la vita per darci la libertà, tu che hai visto soffrire e morire tanti tuoi amici e compagni di lotta, a settant’anni dalla Liberazione fai ancora un paio di azioni eroiche e liberaci da due presenze che fanno tanto male alla nostra POVERA ITALIA.

Portati via la Presidente della Camera Laura Boldrini: dice che gli immigrati sono i nuovi partigiani. E’ la terza carica dello Stato, quello Stato per cui tu hai rischiato la vita, capito? Non capisce, o non vuole capire, che gli immigrati, nella quasi totalità dei casi, non sono né eroi né delinquenti: sono semplicemente poveracci come i nostri che prima e dopo la guerra andavano in America, in Belgio, in Francia per cercare una vita migliore. Nessun eroismo, solamente ricerca di una vita più serena. Ma come facciamo a tenercela? Non puoi fare qualcosa?

Portati via gli antagonisti, i cosiddetti centri sociali. Insultano la Brigata Ebraica che ha combattuto contro il nazismo, e in nome di chi lo fanno? Nel nome dei palestinesi, che anche loro hanno ragioni da vendere, per carità. Ma lo sanno gli antagonisti che, mentre gli ebrei morivano a milioni nei campi di sterminio e la Brigata Ebraica combatteva e moriva, il Gran Mufti di Gerusalemme, zio di Yasser Arafat, si alleava con Hitler? Possibile che in Italia l’estrema sinistra possa dire e fare sempre quello che vuole? Non puoi fare qualcosa?

Partigiano, un ultimo sforzo: PORTALI VIA!!!partigiani bella ciao

Contro il terrorismo. Je ne suis pas Charlie

A pochi giorni dai fatti qualche riflessione sulla tragedia di Parigi e della Francia.

  1. E’ scontato, ma bisogna essere contro ogni forma di violenza e di terrorismo. L’Occidente è troppo preoccupato di non disturbare nessuno per rendersi conto che il pericolo è reale. L’attacco contro il negozio ebraico dimostra ancora di più l’odio che certe frange del mondo musulmano hanno contro di noi. Abbiamo sentito ancora la retorica dei “pazzi isolati”. Se andiamo avanti così veramente sarà la nostra fine. Certo, in Italia va anche peggio: Renzi gioca con le parole come al solito e Berlusconi invoca l’intervento armato… Rivediamo il nostro concetto di sicurezza.
  2. Je ne suis pas Charlie. Mi spiace, ma la cosiddetta satira dissacrante tanto esaltata dagli organi di stampa italiani (del resto si esaltano fra di loro) a me è sembrata, da quello che ho visto, gravemente offensiva e blasfema. Un giornale, a quanto pare oltretutto sull’orlo della chiusura, di estrema sinistra e profondamente antireligioso e antidemocratico non mi rappresenta. Come diceva un musulmano intervistato dal tg3 :”se non sei d’accordo denuncia, ma non devi uccidere”. Mai la violenza. Rivediamo il nostro concetto di libertà di stampa.
  3. Cade anche il mito del controllo dell’immigrazione clandestina. Certo, va impedita e non possiamo permettere che chiunque entri in Italia e faccia quello che vuole, come accade ormai da decenni a causa delle molte leggi permissive che si sono susseguite, ma gli autori delle stragi erano tutti nati in Francia ed educati secondo i princìpi repubblicani, almeno così ci hanno raccontato. E’ preoccupante sentire che ci sono italiani, italiani originari, non figli di immigrati, che sono andati a combattere con i terroristi islamici. Rivediamo il nostro concetto di educazione.
  4. Dobbiamo volerci bene. Come dice Padre Piero Gheddo l’Occidente non si ama più. Non amiamo la nostra tradizione, la nostra storia, siamo sempre pronti a dare ragione a chiunque, purché non sia occidentale e cristiano. Gli altri popoli non fanno così. In alcuni casi con la violenza, quasi sempre pacificamente, si amano e si valorizzano: impariamo a fare altrettanto. Rivediamo il nostro concetto di identità.


    l'attacco al supermercato ebraico

    l’attacco al supermercato ebraico