La lezione francese

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E’ inutile che ci risentiamo. Nonostante la cosa ci dia fastidio la Francia ha sempre qualcosa da insegnare a noi e al mondo intero.

Questa volta osserviamo ammirati e anche un po’ preoccupati l’esito delle elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria Emmanuel Macron.

Dunque un giovane uomo di 39 anni, esperto economista, già ministro, sicuramente uomo di valore, (così dicono).

La perfetta incarnazione, proprio in Francia, della celebre affermazione del generale De Gaulle: “il potere non si conquista, si raccoglie”.

E Macron l’ha raccolto, come De Gaulle.

Sì, ma il Generale era uomo di vasta esperienza, già capo della Resistenza al Nazismo, uomo sperimentato in mille battaglie.

Macron, che si è smarcato dai socialisti fondando un suo movimento da circa un anno, non ha certamente un passato simile.

E’ un uomo di cui perfino papa Francesco ha dichiarato che non sa da dove venga.

Tuttavia, augurandogli ogni bene per la Francia, l’Europa e il mondo, passiamo alla riflessione e alla lezione francese.

Eccola: i Partiti sono morti. Che novità!

Vero, ma la novità in Francia è più forte che in America, dove i partiti sono sempre stati essenzialmente comitati elettorali, o che in Italia, dove si sono allegramente suicidati sull’altare dell’anticorruzione.

In Francia bene o male avevamo ancora tre partiti funzionanti. Vediamone la fine.

Socialisti: si sono suicidati insieme ad un Presidente incapace che più incapace non si può.

Repubblicani: si sono suicidati insieme a un candidato apparentemente forte e identitario, in realtà pieno di scheletri nell’armadio.

Fronte Popolare: l’unico che ha retto l’urto dell’antipolitica. Ma ancora una volta, a causa della sua incapacità di stringere alleanze con altri partiti, condannato all’eterna sconfitta in un sistema, come quello francese, costruito per escludere le estreme.

E allora? In questa Europa allo sbando, davanti all’avanzata dei populismi (ma che mai vorrà dire questa parola?), davanti a un’immigrazione sempre meno conoscibile e sempre più ingiustificata, con un’economia che, almeno in Italia, non riprende e non restituisce posti di lavoro, è proprio vero che la politica, quella nobile e organizzata non ha più niente da dire?

Lancio un appello a me e ai miei dodici lettori e mezzo: impegniamoci per una vera ripresa della politica e per la ricostituzione di veri Partiti, che sappiano interpretare e accompagnare i desideri e le esigenze delle persone.