Lo strano gesto dell’elemosiniere del Papa

Avevo preparato un intervento più approfondito sulla storia dell’elemosiniere del Papa che riallaccia l’energia elettrica in uno stabile occupato abusivamente da 450 persone che non pagano da anni affitto e utenze. Il gesto, nobile in apparenza, si presta a molte osservazioni critiche, che riassumo brevemente.

  1. Se proprio voleva ridare la luce allo stabile poteva semplicemente offrirsi di pagare le bollette, almeno quelle future; così è troppo facile. Visto che siamo a Roma ricordiamone l’antica saggezza: “è facile fare i froci col c… degli altri”, io rompo i sigilli ma il conto lo pagano i cittadini romani o gli italiani tutti.
  2. Se proprio voleva fare un gesto dimostrativo, poteva scegliere uno stabile occupato da extracomunitari clandestini, nomadi, povera gente varia, ma non uno gestito da un’associazione nota per le sue azioni violente e non certamente vicina alla dottrina cristiana.
  3. Se proprio voleva richiamare il popolo cristiano alla carità, poteva fare come i molti santi che l’hanno fatta; san Giovanni Bosco, Madre Teresa di Calcutta o san Vincenzo de’ Paoli non violavano la legge, ma si rivolgevano al grande soccorso di tutti i cristiani: la Provvidenza, che nella forme più fantasiose sarebbe intervenuta.

Avevo preparato questo e altro, ma poi ho guardato il TG1 di martedì 14 maggio e ho visto la cosa da un altro punto di vista, molto più drammatico per chi come me ama la Chiesa e la considera sua Madre.

Al telegiornale, dicevo, hanno riportato gli interventi del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin in difesa del gesto del cardinale Konrad Krajewski e dei frati di Assisi che pare abbiano detto “arrestateci tutti” per condividere la scelta dell’elemosiniere.

Dal mondo laico nulla, tutto tace, né Salvini né Zingaretti, né Berlusconi, nessuno. Un gesto eclatante, ma archiviato nell’indifferenza e nell’imbarazzo.

Ecco cosa mi angoscia: così facendo, alzando il livello dello scontro (con chi poi?), la Chiesa rischia di diventare IRRILEVANTE.

Fa delle cose, dei gesti, delle scelte che si perdono nella massa dei gesti simili fatti da altri.

Un’ultima cosa: scandalo e riprovazione per lo striscione di Forza Nuova di domenica mattina in via della Conciliazione. Riprovazione anche da parte mia, guai a chi tocca il Papa.

Ma una domanda: se la Chiesa si mette allo stesso livello dei centri sociali e fa azioni dimostrative di questo tipo, ci possiamo lamentare se un altro centro sociale, o come lo si voglia chiamare, si dichiara contrario? Se ci si abbassa allo stesso livello è normale che ci critichino.

lo striscione esposto da Forza Nuova

lo striscione esposto da Forza Nuova

La Repubblica post presidenziale

Ora che il 65° governo della Repubblica sta per essere varato, mi permetto una piccola riflessione sull’andamento delle trattative.

All’inizio tutto si è svolto come al solito: le delegazioni salgono al Quirinale, il Presidente sente tutti, li riconvoca, affida due mandati esplorativi ai Presidenti di Camera e Senato e via così.

A un certo punto l’accelerazione e la sorpresa: i Dioscuri della “Terza” Repubblica prendono la situazione direttamente in mano. Di Maio e Salvini decidono che si può fare, avvisano il Presidente, si incontrano, si rincontrano (tra l’altro al Pirellone di Milano, come a dire che si vedono dove fa loro più comodo), decidono tutto e poi chiamano il Quirinale per dire che sono pronti.

Nel frattempo il Presidente della Repubblica, in giro per l’Italia tra un raduno degli Alpini e una commemorazione di Einaudi, ribadisce con determinazione e pacatezza che lui non è un notaio. E naturalmente tutti gli organi di informazione a dire che è proprio così.

Siamo entrati nella Terza Repubblica? Non lo so, ma probabilmente siamo entrati nella Repubblica Postpresidenziale, quella in cui il Presidente non decide praticamente nulla, ma semplicemente prende atto di quello che i partiti vincitori delle elezioni hanno deciso.

E’ una delle tante cose di cui dobbiamo ringraziare Matteo Renzi, il quale, dopo Presidenti variamente interventisti ha imposto Sergio Mattarella.

I tre protagonosti

I tre protagonisti